• Norino Cani

Le pallottole militari cilindrico - ogivali

Aggiornato il: 25 set 2020

Armi e armamento del risorgimento italiano


La scarsa funzionalità delle armi da fuoco sia portatili che di grosso calibro impiegate durante le guerre napoleoniche indirizzò armaioli e periti balistici alla ricerca di soluzioni ai gravi problemi di precisione, potenza, volume di fuoco ed economicità di fabbricazione. Caduto in disuso il sistema di accensione ad acciarino per quello a capsula fulminante, tra il 1846 e il 1865 venne progressivamente abbandonato l’uso delle pallottole sferiche a favore di quelle cilindrico-ogivali o “allungate” che, combinate all’uso delle canne rigate e a nuove formule di polveri, migliorarono notevolmente la precisione di tiro senza aumentare, comunque, il volume di fuoco ancora legato al sistema ad avancarica.

Il pioniere della nuova balistica fu Gustave Delvigne (1) che nel 1838 studiò un sistema per migliorare la precisione del tiro forzando le palle sferiche nelle canne rigate delle carabine che avevano nella culatta una netta riduzione di calibro. Questo sistema non ebbe alcun successo presso le autorità militari fino al 1844 quando lo stesso ricercatore studiò una palla cilindrico-ogivale, non cava e quindi anch’essa a compressione. Con un calibro di 15 millimetri e un peso di 25 grammi, veniva forzata nella canna mediante un battipalla che all’estremità aveva una concavità per alloggiare la punta di quest’ultima per evitare che, venendo battuta, perdesse la forma. La palla Delvigne fornì ottimi risultati e venne approvata per l’uso in reparti d’élite solo per pochi anni.(2) Successivamente il belga Charrin sperimentò un modello di palla cilindrico- ogivale, anch’essa non cava, cui era stata applicata, nella parte inferiore, una corona di fili di ferro, alla maniera della palla del gioco del volano, per conferire una migliore direzionalità al proiettile. La scarsa economicità del progetto e i risultati non migliori di altre pallottole in uso negli eserciti europei, anche in questo caso, portarono all’abbandono del progetto. Charrin proseguirà con gli studi ideando nel 1852 una palla ogivale, con due scanalature parallele praticate nella parte inferiore del corpo cilindrico, prototipo preso e rielaborato dall’Austria per le proprie carabine. (3)

Nel 1846, partendo dall’idea di Delvigne e dagli studi dell’inglese John Norton risalenti al 1829, il francese François Tamisier(4) condusse studi su di un modello di palla non cava a compressione, con tre scanalature parallele a sezione triangolare sul corpo cilindrico. Adottata nelle carabine a stelo (tigé) in uso nell’Armée, la pallottola aveva un peso di 47,5 grammi e un diametro di 17,2 millimetri.(5) Nello stesso anno, sempre in Francia, Claude Etienne Minié (6) e Louis Etienne Thouvenin (7) sperimentarono un medesimo tipo di palla del calibro di 17 millimetri, sempre per carabine a stelo. Questi esperimenti furono seguiti con attenzione anche dai piemontesi che, autonomamente, svilupparono la palla ogivale cilindrica modello La Marmora adottata nel 1847 per la carabina da bersagliere (8). La pallottola, in piombo pieno, di forma cilindro-conica aveva un peso di 35,5 grammi, era lunga mm. 24,2, con fascia cilindrica alta mm. 10 e con un diametro di 16,5 millimetri. Il forzamento avveniva manualmente comprimendo la palla sul fondo della canna, ma solo sette anni dopo, nel 1854, verrà sostituita provvisoriamente - poi definitivamente nel 1856 - dalla palla ad espansione del belga Peeters. (9) Nel 1849 la palla studiata primieramente dal Tamisier venne genialmente modificata genialmente da Minié: il proiettile, che portava sul corpo tre scanalature a sezione triangolare, viene scavato posteriormente creando un’apertura a forma piramidale a base triangolare, a fondo chiuso con alloggiato un piccolo tappino in ferro che nello sparo avrebbe dovuto forzare il piombo contro la canna aumentando la minor dispersione dei gas e di conseguenza la potenza e la precisione del tiro con effetti devastanti sul bersaglio umano (10). La compressione esercitata manualmente con un battipalla veniva, quindi, sostituita dall’azione meccanica di espansione del proiettile contro le pareti della canna. Le prove porteranno a continue modifiche del prototipo che agli inizi tendeva a “stracciare” lasciando attaccata alla canna la corona posteriore. Nel 1856 fu eliminata una scanalatura sulle tre dei primi esemplari prodotti e il tappino in ferro. L’evoluzione balistica porterà ad un altro miglioramento nel modello 1857 che portava una scanalatura unica sul corpo del proiettile. Questo modello fu adottato nel 1860 (11) dall’esercito sardo, poi italiano, che nel frattempo, nell’agosto 1856 per breve tempo aveva autorizzato l’uso della palla Nessler a forma cilindrico- semiferica (12). Nel 1863 il proiettile Miniè venne ulteriormente modificato - e adottato dall’esercito francese - con l’introduzione di un sistema diverso di fabbricazione: la cavità piramidale rimaneva, ma a base quadrangolare (13). Il regio esercito italiano la adottava nel 1866 e fu una palla di quel modello che ferì Garibaldi nella giornata dell’Aspromonte. Dall’inizio degli anni cinquanta del XIX secolo gli eserciti di tutto il mondo si dotarono di questo tipo di pallottole cilindrico-ogivali ad espansione adattando il principio ai diversi tipi di armi lunghe da guerra. Questo tipo di munizionamento sopravviverà ancora per qualche anno anche con l’introduzione del sistema a retrocarica. Entro il secolo XIX la diminuzione dei calibri, l’introduzione di nuovi sistemi di caricamento e delle cartucce metalliche, porteranno al loro definitivo abbandono.




1 Gustave Delvigne (Amburgo 1800-Tolone 1876). Fondamentale la sua opera: Notice historique sur l’expérimentation et l’adoption des armes rayées a projectiles allongés, Paris, Dumaine, 1860. 2 G. Delvigne, Notice historique, cit. pp. 16-17. 3 Modello Lorenz. A. Clavarino, Armi e tiro, Torino, Tip. Candeletti, 1887, p. 12.

4 François Tamisier (Lons Le Saunier 1809-Parigi 1880). C. Mondo, Nozioni elementari sul tiro delle armi da fuoco compilate da C. Mondo capitano nel corpo reale d’artiglieria, Torino, Tip. Scolastica, 1857, p. 60; Trattato sulle armi portatili compilato per cura della direzione della R. Fabbrica d’Armi, Torino, Tip. Scolastica, 1857, p. 38. 5 C. Delvigne, Notice historique, cit., pp. 21-22. 6 Claude Etienne Minié, Parigi 1814-1879. 7 Louis Etienne de Thouvenin (Moyenvic 1791-Bretagna 1882). C. Mondo, Nozioni elementari, cit., p. 51. 8 Annuario d’artiglieria 1847. Sunto delle cose nuove proposte ed introdotte nel materiale d’artiglieria durante l’anno, Torino, Castellazzo e Vercellino, 1861, p. 83; A. Bartocci – A. Salvatici, Armamento individuale dell’esercito piemontese e italiano 1814-1914, Firenze, Edibase, 1987, p. 101. 9 C. Mondo, Nozioni elementari, cit., p. 64; Trattato sulle armi, cit., p. 42; A. Clavarino, Armi e tiro, Torino, Candeletti, 1887, p. 11; A. Bartocci – A. Salvatici, Armamento individuale, cit., p. 119. La palla aveva un calibro di 16,5 millimetri ed un peso di 45,5 grammi.

10 M. Berni, Delle armi portatili e dell’artiglieria. Lezioni date agli allievi della scuola militare di fanteria e cavalleria dal capitano d’artiglieria Berni Massimiliano, Modena, Tip. Cappelli, 1868, p. 194; C. Mondo, Nozioni elementari, cit., p. 63; Trattato sulle armi portatili, cit., p. p. 41; A. Clavarino, Armi e tiro, cit., p. 11; L. Musciarelli, Dizionario delle armi, Milano, Mondadori, 1968-1970, p. 231; A. Bartocci – A. Salvatici, Armamento individuale, cit., p. 115. 11 A. Bartocci – A. Salvatici, Armamento individuale, cit., p. 120. 12 Palla di piombo ad espansione con capezzolo centrale, aveva un calibro di 16,6 millimetri e un peso di 27 grammi. C. Mondo, Nozioni elementari, cit., p. 46; Trattato sulle armi portatili, cit., p. 46; A. Clavarino, Armi e tiro, cit., p. 12. 13 A. Bartocci – A. Salvatici, Armamento individuale, cit., p. 120.

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