• Norino Cani

Il pernottamento a Lugo del futuro imperatore Napoleone III

In un clima politico alquanto incerto il 30 novembre 1830 Pio VIII (1) chiudeva l’esistenza terrena e il suo breve pontificato. La Carboneria mai doma anche dopo la dura repressione del decennio precedente, fidando in un vuoto di potere, organizzò un moto rivoluzionario a Roma collegato ad un più vasto progetto coinvolgente le Legazioni di Romagna e i Ducati dell’Emilia.

[...] i patrioti della capitale, per la più gran parte nativi d’altre regioni italiane, (2) che mai non avevano cessato di pensare alla patria, credettero che questo fosse il momento migliore per un colpo di mano, come se, per la morte del Papa, lo Stato Pontificio fosse rimasto in balìa degli eventi (3).

Tra i cospiratori erano anche i giovani fratelli Carlo Luigi Napoleone (4) e Napoleone Luigi Bonaparte (5), figli di Luigi, ex re d’Olanda (6), e di Ortensia de Beauharnais (7).

Trovavasi allora a Roma anche Ortensia di Beauharnais col figlio minore Carlo Luigi Napoleone: (8) e questo giovine ardito e impaziente non tardò a mescolarsi nei progetti e nei preparativi dei liberali dell’Urbe [...] Poiché i mezzi finanziari non mancavano, e i cospiratori erano riusciti a guadagnare al progettato movimento alcuni ufficiali e soldati delle milizie pontificie, s’era ormai concretato il piano dell’azione che doveva dapprima aver luogo il dì 8 dicembre, e che poi fu rimessa alla sera del 10 (9).

l primogenito Napoleone Luigi si trovava, a quel tempo, a Firenze, mentre Carlo Luigi con il fratello più piccolo, Pietro (10), erano in Roma. Il fantasioso e irrealizzabile progetto rivoluzionario prevedeva l’immediata occupazione di tutti i centri del potere a Roma e istituire un governo provvisorio con a capo Luigi Napoleone.(11) La seconda parte del piano prevedeva il rocambolesco rapimento di Napoleone II (12), a Vienna, e la sua successiva incoronazione a re d’Italia sul Campidoglio, ma, scoperta la cospirazione, i due fratelli furono arrestati.


[...] la sorpresa mancò: un certo ex ufficiale [Giovanni] Gennari, che era attaccato o maestro del figlio dell’ex re Girolamo, scoprì tutto al Governo, che ebbe tempo di sventare tutto [...] il Governo papale deliberò anche alcune misure repressive: ordinò l’arresto dei principali cospiratori; lo sfratto immediato d’un certo numero di persone in voce di liberali o settari [...] e dispose altresì perché fossero subito fatti partire dalla capitale Carlo Luigi Napoleone figlio di Ortensia, e il sedicenne Girolamo (13) [...]. La sera dell’11 dicembre, il futuro Napoleone III, scortato dai gendarmi, dovette lasciar Roma.(14)

Del resto la stessa simbologia “rivoluzionaria” si ricollegava al partito bonapartista,(15) l’aquila, stemma ufficiale delle Provincie Unite, non era ad ali spiegate, e quindi avrebbe potuto ricordare la prima Repubblica Romana, ma assomigliava molto all’aquila imperiale napoleonica. Il collegamento con il partito bonapartista è testimoniato anche da una bandiera tricolore, conservata presso il Museo del Risorgimento di Faenza. Erroneamente datata al periodo post-unitario, è invece da attribuire ai moti del 1831 e il ricamo nel campo centrale bianco rappresenta un mazzetto di viole mammole, fiori che, notoriamente, sono il simbolo identificativo dei partigiani bonapartisti.


[...] non era in quest’ora della storia europea, quando i ricordi napoleonici irrompevano da ogni parte, con lo splendore iridescente delle memorie eroiche, che gl’italiani potevano comunque dubitare della vittoria dell’armi impugnate a difesa della libertà, contro quelle guidate da una sordida brama di predominio. Era questa, infatti l’ora della rivincita napoleonica: il nome dei Bonaparte figurava in tutti i progetti dei patrioti [...](16)

Accompagnati alla frontiera con la Toscana i due fratelli giunsero il 13 a Firenze, ad incontrare il fratello maggiore, ospiti della zia Julie Clary a Villa Serristori sul Lungarno,(17) da dove mantennero i contatti con i promotori del movimento rivoluzionario, tra essi anche Ciro Menotti che da Modena «sollecitava adesioni, intratteneva relazioni. A Firenze, s’era indettato con i due giovani Bonaparte figli di Ortensia, e da essi sperava anche di avere qualche aiuto pecuniario» (18).

Non domi, il 25 gennaio 1831, Napoleone Luigi e Carlo Luigi partirono da Firenze (19) diretti verso le Romagne, quasi dieci giorni prima dell’inizio della sollevazione modenese, dimostrando l’esistenza di una vasta rete cospirativa e il loro totale coinvolgimento nella rivoluzione che avrebbe dovuto scoppiare il 5 febbraio seguente. Il moto fu anticipato al 3 febbraio a seguito dell’arresto di alcuni cospiratori e si diffuse velocemente nel bolognese e in Romagna, (20) a Ravenna il pro-legato Giuseppe Zacchia, consegnava la Legazione ad una commissione di maggiorenti locali e in breve tempo anche Pesaro, Fano, Senigallia e Fossombrone alzavano il tricolore e aderivano al governo provvisorio. Nel frattempo veniva istituita la Guardia Nazionale affidata al comando del colonnello Giuseppe Sercognani, (21) antico ufficiale napoleonico in quell’occasione nominato generale, che sull’onda dell’entusiasmo popolare diede il via ad una avventata operazione militare verso Roma, la Vanguardia, lasciando pericolosamente scoperta la linea del Po, un errore strategico che se non fu la causa prima del fallimento del moto insurrezionale, sicuramente ne accelerò i tempi. (22) Partiti da Firenze all’insaputa dei genitori i due fratelli Bonaparte si erano diretti verso Bologna, ma il progetto cambiò nel corso degli eventi, probabilmente a causa dell’inclemenza della stagione non riuscirono a passare l’Appennino. Il 23 febbraio si trovano a Terni raggiungendo la Vanguardia Sercognani e con una banda di 30 cavalleggeri corrono le campagne incoraggiando la popolazione alla rivolta e partecipando a scontri armati con il compito di tenere le linee a Foligno, Civita Castellana e Spoleto. (23) Ma «la presenza di questi due nipoti dell’Imperatore, era tale da suscitare generali preoccupazioni», (24) pertanto i genitori scrissero al generale Armandi (25) perché facessero desistere i due scapestrati dai loro propositi e li riconducesse a Firenze. (26)


L’Armandi deplora che essi oramai facciano troppo parlare di sé, che avendo partecipato a combattimenti abbiano suscitato entusiasmo fra i volontari ed allarmato sempre più il comando delle milizie pontificie. «L’Europa guarda sospettosamente ai Bonaparte, e guai a noi se viene a sapersi che due di loro sono tra noi». (27)

La situazione era molto complicata, la stagione invernale e la mancanza di collegamenti veloci ostacolò la ricerca all’Armandi che riuscì, comunque, a trovare i due fratelli, incorporarli nel suo stato maggiore e portarli a Bologna. Promossi capibattaglione, il 2 marzo sono ad Ancona (28) poi il dì successivo partono per Bologna dove arrivano due giorni dopo.


Appena giunti nella città felsinea ripartono al seguito del generale Armandi incaricato di effettuare una ricognizione nel territorio della Bassa Romagna per verificare lo stato delle difese, ma ad un certo punto abbandonano il loro antico precettore e si dirigono su Ravenna dalla cugina Luigia Murat (29) maritata Rasponi e raggiungono Forlì il successivo 9 marzo ospitati dai conti Guarini-Matteucci. Qui Napoleone Luigi colpito da una virulenta forma di rosolia (30) si spegne il 17 marzo. (31) Non si è mai saputo il motivo per cui i due fratelli abbiano abbandonato lo stato maggiore del generale Armandi dal quale vennero subito dimissionati, (32) probabilmente i dissidi con il loro antico tutore divennero insanabili tanto che decisero di ritornare sui loro passi e seguire l’avanzata del generale Sercognani verso la Città Eterna, dalla quale erano stati cacciati due mesi prima. (33) Uscendo da Lugo verso Bologna, in capo all’attuale Corso Mazzini in borgo di Brozzi, nei pressi della non più esistente porta, vi è la più alta concentrazione di case storiche della città, quella di Giuseppe Compagnoni, confinante con quella di Agostino Codazzi, di fronte alla quale c’è casa Orsini, poi, nel vicoletto che porta a via Amendola, la casetta del padre di Gioacchino Rossini e l’abitazione dove nacque Giacomo Rocchi, martire a Cosenza nel 1844 con i fratelli Bandiera. Michele Ferrucci affermava nel 1925 che durante i moti del 1831 Luigi Napoleone Bonaparte, futuro imperatore dei francesi con il nome di Napoleone III, sarebbe stato ospitato nella casa Orsini, (34) a conferma di quanto scrive non porta però alcuna prova, ma prestando fede ad alcune altre sue affermazioni, poi dimostratesi veritiere, è molto probabile che il Bonaparte abbia effettivamente pernottato a Lugo. (35)


Corso Mazzini N. 64. In una lapide si legge come in questa casa che fu de’ suoi avi, abitò Felice Orsini, rivoluzionario e patriotta, morto sulle forche (36) di Francia per aver attentato la vita a Napoleone III, che quando era semplicemente Luigi Napoleone, fu accolto in queste mura pei moti del 1831. (37)

Molto probabilmente l’arrivo dei due fratelli Bonaparte in Lugo deve essere avvenuto il 7 di marzo, essendo presenti a Bologna il 6, (38) e la presunta sosta in casa Orsini del futuro imperatore dei francesi dovrebbe essersi limitata alla notte tra il 7 e l’8 marzo, (39) giorno in cui ripresero il viaggio verso Ravenna e Forlì. Non vi è traccia di questo episodio nelle memorie di Felice Orsini (40), che all’epoca dei fatti era dodicenne. Accenna brevemente ai moti del 1831, ma non all’ospitalità prestata al Bonaparte, non ci è dato sapere, quindi, se Orsini fosse presente a Lugo e abbia potuto conoscere personalmente il futuro imperatore dei francesi in quell’occasione.



1 Francesco Saverio Castiglioni nato a Cingoli nel 1761. 2 La rete capillare delle vendite carbonare e delle logge massoniche era vitale soprattutto nelle Legazioni di Romagna. 3 C. Spellanzon, Storia del risorgimento e dell’unità d’Italia, Milano, Rizzoli, 1933-1950, II, p. 354. 4 Luigi Napoleone futuro imperatore dei francesi, 1808-1873. 5 Napoleone Luigi, pretendente al trono di Francia, 1804-1831. 6 1778-1846, conte di Saint Leu e Re d’Olanda dal 1806 al 1810. 7 1783 – 1837. 8 Sicuramente tutti e due i figli.

9 C. Spellanzon, Storia del risorgimento, cit., p. 354. 10 Pietro, settimo dei dieci figli di Luigi Bonaparte, nato nel 1815. 11 G. Natali (a cura di), La rivoluzione del 1831 nella cronaca di Francesco Rangone, Roma, Vittoriano, 1935, p. 23. 12 G. Natali (a cura di), La rivoluzione del 1831, cit., p. 29. 13 Pietro. 14 C. Spellanzon, Storia del risorgimento, cit., p. 354. G. Sforza, Un fratello di Napoleone III morto per la libertà d’Italia, Lucca, Baroni, 1920, pp. 18-19. G. Natali (a cura di), La rivoluzione del 1831, cit., p. 56: «Ognuno ricorderà che furono fatti particolari arresti in Roma ed in Ancona, e come entravano colà due giovani Bonaparte, e nella seconda un Camerata, Si ricorderà ancora come la Baciocchi in Camerata fu accusata di voler scrivere e tentar la fuga in Francia od Italia di suo cugino, figlio di Napoleone, e si ricorderà per ultimo che questa intraprendentissima e caldissima donna è stata mandata a Praga, ove è guardata a vista». 15 G. Natali (a cura di), La rivoluzione del 1831, cit., p. 11.

16 C. Spellanzon, Storia del risorgimento, cit., p. 352. G. Natali, La rivoluzione del 1831, cit., p. 79: «Gira certa costituzione dell’Impero Romano, fabbricata all’Isola d’Elba al tempo di Napoleone, che si crederebbe molto utile da applicarsi nel caso di un politico cambiamento dello Stato Pontificio». 17 E. Ferri, Letizia Bonaparte. Vita, potere e tragedia della madre di Napoleone, Milano, Mondadori, 2003, p. 253. Julie Clary (1771-1845), ex regina di Napoli e poi di Spagna, moglie di Giuseppe Bonaparte. 18 C. Spellanzon, Storia del risorgimento, cit., p. 361. P. Zama, La marcia su Roma del 1831. Il generale Sercognani, Faenza, Lega, 1976, p. 159. 19 P. Zama, La marcia su Roma, cit., p. 159. «Racconta il capitano De Laugier, il noto autore di Fasti e vicende e de Gli italiani in Russia: La mattina del 25 gennaio 1831, smontata la guardia del palazzo del Sovrano (a Firenze), traversavo la via Porta Rossa, diretto alla piazza di Santa Trinita. M’imbatto e fermo una carrozza scoperta di posta, in cui sono assisi i due fratelli, in abito di cacciatori e armati di fucile “E dove andate?” loro domando. Napoleone scherzoso risponde: “ All’incontro della Regina Ortensia, nostra madre. Tocca vetturino!”. Recatomi nella loro casa, trovo la loro famiglia disperata e in pianto. Sono andati in Romagna». Pietro, il più piccolo fu costretto a rimanere. 20 A Lugo il moto ebbe inizio nella notte tra il 5 e il 6 febbraio. A. Poggiali, Storia di Lugo dal 1798 al 1838, Lugo, Walberti, 1978, p. 206. 21 Giuseppe Sercognani, 1781-1844, dopo una rapida carriera nell’armata napoleonica venendo insignito degli Ordini della Legion d’Onore e della Corona di Ferro, passò al servizio austriaco con il grado di tenente colonnello, fu con Gioacchino Murat durante la sfortunata campagna d’Italia del 1815, esule in Francia dopo il 1831 morì a Versailles.

22 Pier Damiano Armandi, ministro della guerra e Giovanni Vicini presidente del comitato di governo delle Provincie Unite espressero forti dubbi sull’utilità di questa spedizione alla conquista di Roma. C. Spellanzon, Storia del risorgimento, cit., p. 406: «Il presidente Vicini scriveva [...] ai suoi colleghi Orioli e Zanolini [...] per raccomandar loro di vigilare affinchè l’impeto del Sercognani [fosse] dall’Armandi diretto; e all’Armandi scriveva per annunziargli che Bologna mancava di armi, e per chiedergli se l’avanzata su Roma fosse per giovare alla causa nazionale o se fosse più prudente il ristarsi a determinati confini». 23 P. Zama, La marcia su Roma, cit., p. 165. 24 C. Spellanzon, Storia del risorgimento, cit., p. 409. 25 Pier Damiano Armandi, 1778-1855, sottotenente artiglieria cisalpina, raggiunse il grado di colonnello militando nell’armata napoleonica, cavaliere dell’Ordine della Corona di Ferro, esulò in Francia dopo i moti del 1831. «Pier Damiano Armandi che con i Bonaparte aveva conservato i migliori rapporti, essendo stato dal 1821 precettore dei due giovani Napoleone Luigi e Carlo Luigi Napoleone figli di Ortensia, e da più avanti del figlio primogenito di Girolamo già re di Westfalia, e avendo finalmente curata l’amministrazione dei beni che Ortensia possedeva in quel di Ancona». C. Spellanzon, Storia del risorgimento, cit., p. 403; P. Zama, La marcia su Roma, cit., p. 109. 26 C. Spellanzon, Storia del risorgimento, cit., p. 410. 27 P. Zama, La marcia su Roma, cit., pp. 162-163. 28 P. Zama, La marcia su Roma, cit., p. 166.

29 Luigia Carolina Murat figlia di Maria Annunziata “Carolina” Bonaparte sorella di Napoleone. 30 G. Sforza, Un fratello di Napoleone III, cit., p. 40; C. Spellanzon, Storia del risorgimento, cit., II, p. 411; F. Giugni, L’infortunio professionale di un giovane medico romagnolo, «Lugo Nostra», Lugo, Tip. Randi, 1956, pp. 3-4. Francesco Giugni afferma che si trattò di una forma virulenta di morbillo e non di rosolia, altri sostengono essersi trattato di scarlattina. P. Zama, La marcia su Roma, cit., p. 166. 31 G. Natali (a cura di), La rivoluzione del 1831, cit., pp. 100-101, 186: «Uno dei figli di Luigi Bonaparte è mancato a Forlì. Egli faceva parte dei volontari dell’armata delle Provincie Unite e si distingueva per talenti e coraggio. Le fatiche e la calda stagione lo colpirono di scarlattina, gli si levò sangue e mancò ventiquattr’ore appresso compianto da ognuno. Ha lasciata la moglie, che era figlia di suo Zio Giuseppe, che trovasi a Filadelfia. Aveva figli ed era ricco di oltre 60.000 scudi per parte della moglie. Ortensia, sua madre, è già arrivata in Ancona per richiamare l’altro figlio nubile, che col defunto intendeva portarsi alle Isole Jonie per allontanarli da ogni imbarazzo». 32 C. Spellanzon, Storia del risorgimento, cit., p. 410. 33 Il motivo del loro allontanamento dallo Stato Maggiore potrebbe essere imputato agli stessi fratelli Bonaparte che, probabilmente, si erano resi conto che la loro presenza sarebbe stata controproducente per il movimento rivoluzionario e che, quindi, abbiano tentato di raggiungere un porto sicuro per andare in esilio sfruttando lungo il percorso le amicizie e le parentele. G. Natali (a cura di), La rivoluzione del 1831, cit., p. 101. 34 Il padre di Felice Orsini, Giacomo Andrea, nato a Lugo nel 1788 e morto nel 1857, fu ufficiale nell’esercito napoleonico e fervente bonapartista, anche se successivamente fu accusato di essere un informatore al soldo austriaco. N. Cani, A. Curzi, La Bassa Romagna nel risorgimento 1815-1870, Faenza, Edit Faenza, 2011, p. 72

35 Michele Ferrucci, discendente da una antica e ricca stirpe di farmacisti potrebbe aver ricordato eventi che si tramandavano in famiglia. 36 È inesatto in quanto fu ghigliottinato. 37 M. Rossi, Guida di Lugo con cenno storico memorie artistiche e notizie diverse, Lugo Ferretti 1925, pp. 187-188. La piccola lapide posta sopra la porta d’ingresso così recita: IN QUESTA CASA/ CHE FU DE’ SUOI AVI/ ABITÒ PIÙ VOLTE/ L’INDOMITO/ AGITATORE E PATRIOTA/ FELICE ORSINI. 38 P. Zama, La marcia su Roma, cit., p. 166. 39 N. Cani, Il pernottamento a Lugo di Napoleone III, «Università Aperta – Terza Pagina», Imola, a. XXI, gennaio 2011, pp. 14-15. 40 F. Orsini, Memorie politiche di Felice Orsini scritte da lui medesimo e dedicate alla gioventù italiana, Torino, De Giorgis, 1858.

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